venerdì 20 maggio 2022

Cambiamento climatico stabilito per alzata di mano? E altri dubbi pretestuosi

Mi è stato chiesto dagli admin del gruppo Facebook Arena - Flame Forum Official una analisi della live di Andrea Lombardi sul Cambiamento climatico risalente all’ottobre 2021. Ebbene sì, mi ci sono voluti circa otto mesi e ancora non sono soddisfatto. Questo è emblematico della disparità di tempi e mezzi tra chi ha vedute "diverse" in merito all’etica dell’informazione. Ne faccio un post perché il mio arsenale bellico è piuttosto scarso, e visto che non c’è differenza tra i lettori che raggiungerei in questo blog e i follower su YouTube, tanto vale che uso almeno la forma dove funziono meglio, ovvero la mera scrittura.



Parliamo di due ore di filmato - piacevoli -, dove Lombardi ribadisce più volte di fare solo domande. Esprime dubbi, il problema è che sono mal posti e presentati in maniera fuorviante, soprattutto nella descrizione del video, che suggerisce una posizione distorta della Comunità scientifica e del modo in cui si forma il consenso in essa:


«Il dubbio è scienza. Il dubbio è doveroso. Sapete cosa NON È scientifico? Sostenere che una cosa è vera "perché la maggior parte degli esperti sono concordi". Mi dispiace signori, la scienza non è democratica. La velocità della luce non si stabilisce per alzata di mano e, sorpresa delle sorprese, neanche le cause del cambiamento climatico si stabiliscono a maggioranza. Ritentate, sarete più fortunati».
YouTube | L'introduzione al video di Lombardi.



Per capire meglio a cosa potrebbe riferirsi Lombardi bisogna andare al minuto 54:20 del filmato, dove parla di quel «97% degli scienziati [che] concordano sulla CO2». Ma si tratta soltanto di uno degli studi a cui John Cook et al fanno riferimento in una lettera apparsa su Environmental Research nel 2016, dove si arriva a un 97% di consenso tra gli autori di oltre 2400 paper. I ricercatori fanno inoltre riferimento a una analisi condotta su oltre 11 mila abstract di altrettanti studi sul Cambiamento climatico, trovando la medesima percentuale del 97%. Citano anche un lavoro di Richard Tol che indaga su 2412 autori di papers, apparso nella medesima rivista. 


L’analisi di Tol è particolarmente interessante, perché scopre che i ricercatori “dubbiosi” sono «non esperti - riportano Cook et al -, dimostriamo che questo risultato non è inaspettato perché il livello di consenso è correlato all'esperienza nelle scienze del clima. A un certo punto, Tol riduce anche l'apparente consenso assumendo che gli abstract che non affermano esplicitamente la causa del riscaldamento globale ("nessuna posizione") rappresentino la non approvazione, un approccio che, se applicato altrove, rifiuterebbe il consenso su teorie ben consolidate come come tettonica a placche». 


È proprio incrociando queste analisi - non certo il mero frutto di una alzata di mano -, che Cook et al possono concludere che «il risultato del 97% di consenso nella ricerca sul clima pubblicata è solido e coerente con altri sondaggi di scienziati del clima e studi sottoposti a revisione paritaria». 


Per altro sono emersi studi più recenti (parliamo di 88.125 articoli, non voti), che aggiornano la percentuale del consenso al 99%. Riporto l’abstract integrale, perché riassume egreggiamente lo stato della letteratura scientifica in merito. Altro che scienza fatta col voto (Sic!):


«Mentre i controlli sul sistema climatico terrestre sono stati sottoposti a rigorosi test di ipotesi sin dal 1800, negli ambienti pubblici continuano a sorgere interrogativi sul consenso scientifico sul ruolo delle attività umane nei cambiamenti climatici moderni».


«Aggiorniamo i precedenti sforzi per quantificare il consenso scientifico sul cambiamento climatico cercando nella letteratura recente articoli scettici sul riscaldamento globale causato da fattori antropici. Da un set di dati di 88125 articoli sul clima pubblicati dal 2012, quando questa domanda è stata affrontata l'ultima volta in modo completo, esaminiamo un sottoinsieme randomizzato di 3000 di queste pubblicazioni. Utilizziamo anche un secondo approccio ponderato per campione che è stato specificamente influenzato dalle parole chiave per aiutare a identificare eventuali documenti scettici sottoposti a revisione paritaria nell'intero set di dati».


«Identifichiamo quattro documenti scettici nel sottoinsieme di 3000, come evidenziato da abstract che sono stati classificati come implicitamente o esplicitamente scettici sul riscaldamento globale causato dall'uomo. Nel nostro campione, utilizzando parole chiave scettiche pre-identificate, abbiamo trovato 28 articoli che erano implicitamente o esplicitamente scettici. Concludiamo con elevata sicurezza statistica che il consenso scientifico sul cambiamento climatico contemporaneo causato dall'uomo, espresso in proporzione al totale delle pubblicazioni, supera il 99% nella letteratura scientifica sottoposta a revisione paritaria».


Cicli climatici e gas serra


Nella lettera pubblicata dal Sant'Anna di Pisa, firmata da oltre 200 scienziati climatici il 30 luglio 2019 - da allora ha continuato a raccogliere adesioni (trovate una nostra analisi qui) -, viene affermato innanzitutto, che sono numerose le fonti, provenienti da misurazioni effettuate da esperti in diverse discipline, dove si vede che attualmente le variazioni climatiche sono piuttosto marcate rispetto ai cicli climatici precedenti (fasi di riscaldamento e raffreddamento). Vale a dire, che osservando come il clima è variato nei milioni di anni addietro, in epoca odierna - almeno dal 1850, con livelli importanti a partire dal boom economico del secondo dopoguerra -, osserviamo un surriscaldamento in tempi che altrimenti avrebbero richiesto migliaia e migliaia di anni a manifestarsi. 


Tutto questo avviene in correlazione con l’emissione a partire dal 1850 di alte concentrazioni di gas serra nell’atmosfera. Soprattutto anidride carbonica (CO2) e metano (CH4). Non parliamo solo del consumo massiccio di combustibili fossili, ma anche di pratiche agricole e allevamenti intensivi. Nell’arco di meno di due secoli abbiamo restituito quel che la biosfera aveva immagazzinato nelle fonti fossili in milioni di anni. È molto improbabile che possa trattarsi di una correlazione spuria (casuale). Tutte le altre variabili che possono concorrere a determinare i cicli climatici, non hanno una corrispondenza paragonabile a quella tra gas serra e Riscaldamento globale. Anche tenendo conto che attualmente ci troviamo in una fase naturale di riscaldamento, perché usciamo dall’ultima glaciazione, questo aumento repentino nell’arco di due secoli è una anomalia rispetto alle fasi di riscaldamento incorsi nei milioni di anni precedenti. 


«Gli scenari futuri "business as usual" (cioè in assenza di politiche di riduzione di emissioni di gas serra) prodotti dai tutti i modelli del sistema Terra scientificamente accreditati, indicano che gli effetti dei cambiamenti climatici su innumerevoli settori della società e sugli ecosistemi naturali sono tali da mettere in pericolo lo sviluppo sostenibile della società come oggi la conosciamo, e quindi il futuro delle prossime generazioni - concludono gli autori della lettera -. Devono essere pertanto intraprese misure efficaci e urgenti per limitare le emissioni di gas serra e mantenere il riscaldamento globale ed i cambiamenti climatici ad esso associati al di sotto del livello di pericolo indicato dall'accordo di Parigi del 2015 (mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, e perseguire sforzi volti a limitare l’aumento di temperatura a 1,5 °C)».


Siamo davvero sicuri che i gas serra siano decisivi? 


Lombardi esibisce correttamente per gran parte del video una serie di grafici che mostrano una correlazione tra livelli di CO2 e un repentino aumento delle temperature non spiegabile col periodo interglaciale in cui ci troviamo, ma sottolinea diverse volte che non vi è un rapporto di causa-effetto. Il maggior difetto della disamina di Lombardi sta nel fatto che - pur avendo letto alcuni testi divulgativi da lui mostrati durante la diretta -, non sembra aver consultato un climatologo (vale a dire un fisico che si occupa dell’argomento). Il dubbio ci sta, ma come punto di partenza per porre domande, altrimenti potrebbe essere meramente strumentale a un’idea diversa e priva di fonti a supporto. Io stesso lo avrei aiutato volentieri a trovare degli esperti. 


Bloomberg | Le emissioni di gas serra, come la CO2 si correlano perfettamente al Cambiamento climatico.



Comunque sì, scientificamente non possiamo essere sicuri al 100% nemmeno che il Sole domani sorgerà, tuttavia basta mettere le curve dei gas serra a confronto con gli altri sei fattori che possono influenzare il Clima (orbita terrestre, attività solare, vulcani, deforestazione, Ozono, inquinamento atmosferico), le quali, anche considerate assieme, non risultano mai correlate al Riscaldamento globale quanto i livelli di gas serra rilasciati dal 1850 in atmosfera. Suggerisco per capire meglio le infografiche di Bloomberg.


Bloomberg | Orbita, Sole e vulcanismo non si correlano col Cambiamento climatico quanto i gas serra emessi da noi.



E allora l’asteroide che fece estinguere i Dinosauri?


A un certo punto Lombardi riporta (dal minuto 27:18) alcune obiezioni in voga negli anni '70 dove qualcuno si sarebbe chiesto come mai l’asteroide che ha fatto estinguere i dinosauri non aviani (e aviani coi denti) non avesse causato un Riscaldamento globale, bensì un periodo di gelo globale. Cerco di spiegarla in maniera semplice, mi scuso per le imprecisioni, ma è tanto per capire il concetto. Un conto sono i gas serra, che fanno passare la luce e trattengono il calore, un altro sono le polveri rilasciate dall’asteroide in questione, che schermano la luce facendo così abbassare le temperature globali.



Mercanti del dubbio


C'è un termine che definisce chi opera da decenni vari tentativi di instillare dubbi pretestuosi riguardo al Riscaldamento globale e la responsabilità umana. Questo termine è «mercanti del dubbio». Come nella «strategia del tabacco», usata dalle aziende produttrici di sigarette per far sembrare che esistesse un dibattito aperto sul collegamento tra fumo e cancro; così una rumorosa e ben foraggiata minoranza di «scienziati climatici» cerca di seminare il dubbio in merito a quanto emerso da numerosi studi interdisciplinari e indipendenti. Di seguito elenco una serie di esempi trattati per il progetto Open Fact-checking:

Gli effetti del Climate change

I dubbi riguardo al Climate change si devono soprattutto al fatto che non sono immediatamente visibili oggi dalle persone nella vita di tutti i giorni. Tuttavia ci sono già oggi e si prevedono conseguenze sempre peggiori e più palesi dal 2030 in poi. La finestra di tempo oltre la quale non potremmo fare più niente per arrestare il fenomeno si restringe ogni anni di più. Ecco di seguito una serie di articoli dove tratto varie tipologie di conseguenze del Riscaldamento globale, per la rubrica Scienze di Open.online:

Effetti naturali


Effetti sociali


Climate change & cataclismi


Conclusioni - Due cose che condivido, fino a un certo punto


Effettivamente questa esegesi di Greta ha rotto un po’ le gonadi, manco fosse Giovanna d’Arco. Gli scienziati potrebbero pure fare un corso di public speaking. Ma non è colpa sua, dobbiamo pure riconoscerle il merito di aver focalizzato l’attenzione sul problema. Per quanto riguarda i divulgatori che avrebbero riso in faccia a Lombardi, mi spiace davvero, ma non è sufficiente a giustificare il vero elefante nella stanza della live in oggetto - che ho già menzionato -, ovvero il fatto che Lombardi non sembra aver consultato un esperto. Per il resto ho sempre condannato senza appello l’atteggiamento dei “miserabili con la laurea” che usano le loro competenze per umiliare il prossimo. Per saperne di più potete leggere il mio libro: Fake news: Guida di sopravvivenza per scientisti e idealisti, Poliniani, 2022. 


Foto credit: per la copertina mi sono avvalso dell'immagine disponibile gratuitamente di geralt su Pixabay.


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Leggi anche:

venerdì 7 gennaio 2022

Not only ADE - the odd interview to Massimo Citro on Covid vaccines: «Get away from vaccinated people»

 


Vaccine, Thromboembolism, Stroke and ADE, here are the theories spreading within the No vax groups


Analyzing a short interview with Massimo Citrowe can review several old hoaxes about the vaccines against the new Coronavirus. The main topic of the videoshared on Facebook (previously seen on Tik Tok) is the “toxic Spike” that would be able to cause thrombo-embolism and stroke (we have already talked about that here, here and here).


Facts in a Nutshell:

  • The ADE phenomenon has never emerged in connection with Covid vaccines.

  • Other adverse events such as thrombi or strokes were insignificant compared with the benefits of vaccination versus the far more likely risks of getting Covid-19 infection.

  • The interview here depicted is totally lacking scientific evidences or sources.


Analysis


The video starts with Citro answering a question from the reporter about the alleged infectivity of those who were vaccinated. «Of course – Citro asserts - even pharmaceutical companies states that: keep your distance and wear a mask». Then the reporter asks why vaccinated people are not quarantined. He too seems to have no idea on that, but keeps on talking, stating that «there are several Extended Care Units (all reported from January going onwards), where one of the doctors or nurses has been vaccinated and within a short time had infected everyone». 

The interviewer then asks how do we distinguish the natural Covid-19 from the one vaccine-induced. To this point - we must clarify - we are way far beyond science fiction, as the vaccination does not induce the disease. Even Citro has to "correct" her, too bad he does it referring to another unfounded fact: «actually, infection is some specific thing, ADE is another one», He points out. According to Citro, vaccinated people would not have received the same «wild virus» discovered for the first time in Wuhan, because «in the meantime (the virus) has been changing – explains Citro – and all vaccines are then built on the Wuhan-1 sequence [...] so this is different: here’s how you immediately get the ADE». In his opinion, we should not be surprised by the occurrence of thrombo-embolisms, as these find their primal cause in the injection of “Spike”through the vaccine. Any source for that? Citro recommends asking Loretta Bolgan


Citro talks also about people who would have had strokes due to the vaccination. How comes that Citro knows about this? "Because some of my patients told me about some of their "friends" who got the vaccine and now are lying in bed, semi-paralyzed due to a stroke. They didn't die, nobody talks about it." Moreover, among the sources there would be his "gym instructor" too. 


Vaccinated yet contagious


The primary endpoint that led to the emergency approval of Covid vaccines is to drastically reduce the likelihood of ending up hospitalized and dying. This condition has been met, while – although less likely than getting the actual infection - it is possible that some of those people who got vaccination will still end up asymptomatic or with a mild form of Covid-19. 


Just giving a look on the differences in the epidemic curve during the first wave compared to the current situation, or comparing countries where more people have been vaccinated with those where vaccination campaigns are still not getting to a pointis enough to get a pretty good idea. «Look Up!» someone would say. After all, if it is true that SARS-CoV-2 in the meantime has been changing, this mutation was already in progress during the testing of vaccines and we have seen that Covid variants have all emerged where vaccination campaigns had not yet begun, or - as for Omicronthere was very little vaccination. Here's an updated timeline (quote by Marco Gerdol):


  • Alpha - United Kingdom: September 20th, 2020, 0% of population vaccinated;
  • Beta - South Africa: August 19th, 2020, 0% of population vaccinated;
  • Gamma - Brazil, September 11th, 2020, 0% of population vaccinated;
  • Delta - India, October 23th, 2020, 0% of population fully vaccinated;
  • Eta - Nigeria, December 20th, 2020, 0% of population fully vaccinated;
  • Iota - New York, November 23th, 2020, 0% of population fully vaccinated;
  • Kappa - India, December 1st, 2020, 0% of population fully vaccinated;
  • Lambda - Peru, November 30th, 2020, 0% of population fully vaccinated;
  • Mu - Colombia, January 11th, 2021, 0% of population fully vaccinated;
  • Omicron - Botswana, November 11th, 2021, barely 20% of population fully vaccinated.

Antibody-Dependent Enhancement (ADE)


We had already heard about cases of thrombi and strokes reported as post-vaccination effects due to the ADE phenomenon when this was brought up by Luc MontagnierWe have dealt with the ADE phenomenon in copious articles (for starters here, here and here). By ADE (Antibody Dependent Enhancement), we literally mean the "antibody enhancement". We are talking about a paradoxical condition where antibodies enhance the infectivity of the virus. In some cases, the immune cells themselves become targets for this response, so the pathogen multiplies within them.


ADE is a phenomenon involving non-neutralizing antibodies and has been observed in vitro and in vivo, in severe Dengue patients. Nowadays, the dengue vaccine is administered – according to the FDA – to patients who have already had the disease at least once. Understandably, these are issues that need to be taken into account. The mechanisms of ADE are still under research, and none of them has been reported in relation with the Covid vaccines. For that matter, clinical trials have taken this into account. All the presumed adverse events, such as the ADE phenomenon themselves or the Cytokine Storm associated with the inflammation that occurs within severe forms of Covid-19), are absent in all of trials phases, involving tens of thousands of volunteers, under authorization by the regulatory bodies (EMA, FDA or AIFA). Rumors that are spread into No vax circles claims that vaccinated people who got positive to Covid disease would incur in the ADE phenomenon, helping the virus to proliferate via lymphocytes. As we explained in a previous articlethis thesis is lacking of any scientific evidence.


Thromboembolism and Stroke


Citro cites anecdotal sources when talking about a causal link within vaccines, thrombi and stroke. He also relates to Bolgan’s studies, whose have often been revealed as completely lacking of scientific method. Bolgan sets off as a scientific consultant for many organizations that "denounce" alleged damage from vaccines, and then is involved as technical consultant at law firms. Bolgan got a Ph.D. in Pharmaceutical Sciences from Harvard. Marco Bella, Professor in Organic Chemistry and Senator from the Movimento 5 Stelle Italian Party, gave us a detailed overview on Bolgan's expertise on vaccines, during his speech at the press conference set up on January 24th, 2019 by Sara Cunial (so it was not a parliamentary hearingthat needs an initiative from Deputies or Senators in order to take place). 


The conference concerned Bolgan's analysis on the presumed presence of dangerous contaminants in tetravalent virus attenuated vaccine Priorix Tetraadministered to children between 11 months and 12 years of age, against measles, mumps, rubella and chickenpox. Cut versions of the press conference, without Bella's intervention, have been shared online. The Senator was asking for clarifications on Bolgan's professional status: Doctor in Pharmaceutical Chemistry with a PhD in Pharmaceutical Sciences from Harvard Medical School in Boston. "Did Bolgan really get a PhD in Harvard?" Bella was already aware of the answer: He had a chance to contact the Institute, which denies everything.


 Bella also points out that the mass spectrophotometers used in these studies would reach seven decimal points - which is really surprising, because such precision on these instruments is not available. Bolgan is unable to reply and Cunial stops Bella's speech. Professor Enrico Bucciexpert scientific studies revisor in the biomedical field, analyzed together with Professors Raffaele Calogero and Piero Carninci the two papers given at the conference, pointing out their heavy limits. On the other hand, analyzing case reports and adverse events reports in statistical relation with the normal casuistry, both technical and scientific committees have come to the conclusion that benefits of vaccinations are way far greater than the alleged risks. Example given is the PRACresponse on verification of such adverse events on behalf of the EMA. 


The Toxic Spike


Vaccines carry a fragment of mRNA that is used from cells to create the Spike protein. This protein is the antigen - or medium - that SARS-CoV-2 uses to bind to the ACE2 receptors of the cells, causing the infection. Vaccines stimulate Spike production and lead the organism to develop specific antibodies, at first preventing the severe forms and then reducing the virus spreading.


Can we speak about Spikes as cause of adverse events? Actually, there is really no relevant data to support this. Infact, we are not dealing with a ADE, thrombi, or stroke pandemic, but with a Covid-19 one. Even analyzing theories involving errors in mRNA genetic code, or about presumpted abnormal Spikes interactions in the organism, we have seen - by questioning experts - that these have no basis, moreover they all have in common considerable errors and gaps. And no, we cannot even argue that an alleged rush in producing vaccines led pharmaceutical companies to ignore dangerous adverse events, nor that the vaccines itself containes contaminants and/or toxic substances of some kind.

This has been fully explained in the Open Fact-Checking Project by Luca Fanasca, Micro-Biologist; Marco Gerdol, Comparative Genomics expert; Aureliano Stingi, PhD in Cancer Biology; Francesco Cacciante, Molecular Biologist; Enrico BucciMicrobiologist and scientific studies review expert.


In conclusion


Citro’s speech is merely based on anecdotal sources. Every statement about the alleged vaccine-related adverse events is missing precise sources. Finally, he actually addresses to all of those who got vaccination the possibility of being contagious, alleging lack of vaccines effectiveness due to an irretrievably mutated virus.


This is my article translated from Italian by Caterina LupisBachelor Degree in Biological Sciences and Animal Caretaker. Find the original on Open.online. 


This article contributes to a Facebook project to fight fake news and disinformation in its social platforms. Read here for more information about our partnership with Facebook.


Open.online is working with the CoronaVirusFacts/DatosCoronaVirus Alliance, a coalition of more than 100 fact-checkers who are fighting misinformation related to the COVID-19 pandemic. Learn more about the alliance here (in English).

giovedì 4 novembre 2021

Una Whistleblower di Pfizer getta ombre sulla sperimentazione di terza fase ma il vaccino ne esce intatto

Perché il Pfizergate non compromette efficacia e sicurezza del vaccino

La direttrice regionale della Ventavia Research Group Brook Jackson è stata licenziata a seguito di una e-Mail da lei inviata il 25 settembre 2020 alla FDA, dove denunciava diverse irregolarità avvenute quando l’Azienda era stata coinvolta nella sperimentazione di fase 3 del vaccino contro il nuovo Coronavirus di Pfizer, in tre siti di ricerca del Texas.


Il giornalista investigativo Paul D. Tacker ha raccontato la vicenda sul British Medical Journal (BMJ), dopo che Jackson aveva inviato alla rivista scientifica dozzine di documenti interni, dove si evince da parte di Ventavia l’impiego di vaccinatori poco qualificati, falsificazione di dati, falle nel sistema del doppio cieco e rallentamenti nel riportare gli eventi avversi riscontrati.


Come vedremo, questo genere di irregolarità, per quanto gravi, avrebbero potuto falsare i dati, facendo risultare il vaccino meno efficace. Non parliamo dunque di falle capaci di gonfiare i dati in favore di Pfizer.


Una falla nei sistemi di controllo


Queste criticità possono essere estese all’intera sperimentazione? Molto improbabile. Parliamo di tre siti controllati dalla sola Ventavia, mentre l’intero progetto di ricerca ha coinvolto numerosi altre aziende e Università, coprendo 153 siti. Nell’autunno 2020 il CEO di Pfizer Albert Bourla aveva spiegato in una lettera aperta, che la sperimentazione sarebbe andata «alla velocità della scienza», in risposta alle richieste riguardo ai tempi di introduzione del vaccino.


Jackson riferisce alla FDA che Ventavia si occupava di circa mille partecipanti. Teniamo conto che l’intero trial ha coinvolto 44mila volontari. C’è da chiedersi se Pfizer avesse svolto accertamenti presso i gruppi di ricerca coinvolti. Sappiamo che solo oggi la casa farmaceutica ha eseguito una ispezione. Fino all’11 dicembre 2020, data dell’approvazione del vaccino da parte della FDA, non risulta che la casa farmaceutica fosse al corrente dei problemi di Ventavia.


Cosa forse più preoccupante è il fatto che l’FDA ad agosto di quest’anno avrebbe ispezionato nove dei 153 siti coinvolti, per tanto è da considerarsi un campione significativo. tra questi non ci sarebbero quelli di Ventavia. Tuttavia l’Agenzia americana dovrebbe sempre aggiungere ai siti da ispezionare anche quelli segnalati, se li ritiene credibili. Possiamo solo congetturare che l’Agenzia, sentendosi sotto pressione durante l’amministrazione di Donald Trump, abbia lasciato correre. Le vere ragioni probabilmente non le sapremo mai. Resta il fatto innegabile, che questa presunta mancanza – per quanto non possa pregiudicare i risultati della sperimentazione – è una grave mancanza nei sistemi di vigilanza.


Perché le presunte criticità non pregiudicano il vaccino?


Da prima Jackson aveva tentato di segnalare diverse mancanze alla sua Azienda. Solo in un secondo momento, non ottenendo alcun risultato, si era rivolta alla FDA. Dopo il licenziamento si è infine rivolta a Tacker, inviando tutta la documentazione che era riuscita a raccogliere alla redazione del BMJ.


Anche volendo credere che Ventavia avesse commesso delle irregolarità apposta per falsare i dati, queste avrebbero al massimo peggiorato i risultati sul vaccino a danno di Pfizer, ch’è di fatto vittima di questo caso eccezionale. Jackson mostra immagini di aghi gettati in maniera non adeguata, campioni etichettati scorrettamente e scarsa vigilanza clinica sui volontari; tutte cose che possono andare a discapito dei partecipanti, per quanto la sicurezza del vaccino fosse stata già accertata nelle fasi sperimentali precedenti.


È vero che Jackson fornisce anche prove del fatto che i numeri identificativi dei volontari fossero lasciati in bella vista. Tuttavia l’identificazione di chi avesse preso il placebo o il farmaco vero (vanificando il doppio cieco) non è immediata. Occorrerebbe dimostrare che qualcuno avesse intenzionalmente avuto accesso ai database, con l’intenzione di vedere chi avesse preso il vaccino e chi no.


Quanto emerso non è di poco conto, tuttavia per come sono state presentate le fonti, le irregolarità in sé non possono aver gonfiato i dati sull’efficacia, al contrario li avrebbero potenzialmente peggiorati. Questi effetti ad ogni modo sono circoscritti in un numero di siti e volontari irrilevante rispetto alle dimensioni del trial in generale. Non siamo i soli a notarlo. Il professor Enrico Bucci come Jackson è un esperto nella revisione degli studi biomedici. In una recente analisi su Il Foglio lo Scienziato elenca le criticità segnalate dalla collega, arrivando per primo alle nostre stesse conclusioni.


Foto di copertina: x3 | Immagine di repertorio.


mercoledì 20 ottobre 2021

Come scrivere una teoria di complotto di successo


Bisogna riuscire a far breccia nel cuore del lettore di riferimento: ansioso, si percepisce impotente, parte di un gruppo discriminato; non crede che esista il caso e dietro ogni problema vede una intenzione malevola da parte di nemici stereotipati

Secondo una revisione pubblicata da aps nel 2017, firmata dagli psicologi dell’Università del Kent, Karen M. Douglas, Robbie M. Sutton e Aleksandra Cichocka, le credenze nelle teorie di complotto sembrano guidate da tre bisogni (gli autori usano il termine “motives”), che queste narrazioni non riescono comunque ad appagare: epistemici, esistenziali e sociali. Potremmo dire quindi, che l’autore complottista di successo deve suscitare interesse nelle persone con carenze, rispettivamente dal punto di vista della comprensione, del controllo e dell’immagine del proprio ambiente di appartenenza. 


Le minacce percepite al proprio ambiente potrebbero essere dovute a un meccanismo evolutosi in noi, detto complottismo adattivo, come descritto nella revisione di Jan-Willem van Prooijen e Mark van Vugt di cui ho trattato nell’articolo precedente, altrimenti inteso come sotto-prodotto delle euristiche. Il mind-set complottista, che ci appariva come una sorta di corto-circuito dovuto alla necessità della nostra mente di riconoscere minacce reali - preferendo i falsi positivi ai negativi - si conformerebbe quindi a prescindere dalla soddisfazione dei tre bisogni che andremo a descrivere, analogamente a quanto succede nel meccanismo della assuefazione nelle tossico-dipendenze o nel plagio degli adepti nelle sette religiose.


I numeri proposti dai ricercatori del Kent sembrano rispecchiare un’origine immediatamente spiegabile dalle euristiche, ma questi sono basati su sondaggi demoscopici. «Oltre un terzo degli americani crede che il riscaldamento globale sia una bufala (Swift, 2013) - continuano gli autori - e oltre la metà crede che Lee Harvey Oswald non abbia agito da solo nell'assassinio di John F. Kennedy (Jensen, 2013). Questi sono esempi di teorie del complotto, spiegazioni di eventi importanti che coinvolgono trame segrete da parte di gruppi potenti e malevoli (ad esempio, Goertzel, 1994)». 


Per spiegare i tre bisogni epistemico, esistenziale e sociale, gli autori si rifanno alla tassonomia derivata dalla system-justification theory, descritta da Jost, Ledgerwood e Hardin nel 2008. Questa descriverebbe efficacemente le ragioni che portano alla credenza nelle teorie di complotto. Per quanto gli studi in merito siano ancora scarsi, i dati disponibili non confermano né smentiscono la capacità di queste narrazioni di soddisfare i bisogni che le giustificano. 


Bisogni epistemici


La ricerca di causalità comporta, secondo i ricercatori: attenuazione della curiosità in assenza di spiegazioni immediatamente accessibili; riduzione dell'incertezza e dello sconcerto di fronte a informazioni conflittuali tra loro (dissonanza cognitiva); ricerca di un significato nelle correlazioni (diverse euristiche funzionano così); radicalizzazione delle proprie convinzioni di fronte alle smentite. Possiamo quindi assumere che i bisogni epistemici possono acuire la probabilità di incorrere nell’effetto Dunning-Kruger; nella dissonanza cognitiva; nell’euristica della disponibilità e conseguentemente nell’errore della correlazione illusoria, descritta da Hamilton e Guifford nel 1976. 


Per ottenere successo l’autore complottista deve quindi postulare azioni occulte mediate da un complesso coordinamento tra numerosi attori. La teoria di complotto deve quindi essere chiusa alla confutazione, implicando che qualsiasi dato non conforme sia stato costruito. Secondo un lavoro di Lewandowsky et al. del 2015, chiunque cerchi di sfatare le teorie di complotto viene percepito egli stesso come parte della cospirazione. Così decade quel che generalmente prevale nell’opinione pubblica e ch’è parte integrante del metodo scientifico: una tesi deve essere empiricamente garantita, elegante e falsificabile; al contrario le tesi di complotto tendono a essere speculative, ineleganti e chiuse alla confutazione. Ciò che conta per una tesi di complotto di successo è la coerenza interna della narrazione, quanto la capacità di sedare il senso di incertezza e contraddizione di fronte al mondo esterno.


«In linea con questa analisi, la ricerca suggerisce che la credenza nelle teorie della cospirazione è più forte quando la motivazione a trovare modelli nell'ambiente è aumentata sperimentalmente - continuano gli autori - È anche più forte tra le persone che cercano abitualmente significato e modelli nell'ambiente, compresi i credenti nei fenomeni paranormali […] Sembra anche essere più forte quando gli eventi sono particolarmente grandi o significativi e lasciano le persone insoddisfatte di spiegazioni banali e su piccola scala».


In generale l’assenza di spiegazioni ufficiali chiare (vedasi la cattiva comunicazione durante la Pandemia) e l’angoscia nell’incertezza, rendono la chiusura cognitiva - che porta e alimenta la credenza in teorie alternative alle «versioni ufficiali» - praticamente una necessità. Questo vale anche per chi deve imbastire questo genere di narrazione. Coerentemente col lavoro di van Prooijen e Vugt, i ricercatori notano che alcuni motivi epistemici vengono così soddisfatti a discapito di altri. Queste tesi hanno la coperta corta: sacrificano l’accuratezza in nome di una illusoria certezza. 


Tutto questo non è immediatamente evidente nel fruitore bersaglio di queste narrazioni, incapace o demotivato all’uso del pensiero critico e razionale. «La convinzione della cospirazione è correlata a livelli più bassi di pensiero analitico […] e livelli più bassi di istruzione», spiegano gli autori. A questo si può aggiungere una scarsa capacità di vedere le cose entro le normali statistiche. Si sopravvalutano le probabilità che eventi correlati siano associati causalmente e si vedono intenzionalità là dove non sono necessariamente implicite, sempre in linea col lavoro dei colleghi olandesi.


Bisogni esistenziali


Fornendo spiegazioni causali chiare di eventi o associazioni del tutto casuali o la cui spiegazione è incerta, le teorie di complotto danno una illusione di controllo, che riduce l’angoscia e il senso di impotenza, permettendo l’agire autonomo o nel contesto di un collettivo. Tutto ciò che riporta all’angoscia è percepito come minaccia. Quel che potrebbe spiegare la tendenza a radicalizzarsi e negare ogni confutazione è anche l’appagamento del bisogno di porsi al riparo da eventuali truffatori. La compensazione di queste carenze esistenziali è data dalla convinzione di possedere un sapere alternativo rispetto a quello rappresentato dalle narrazioni ufficiali. 


Questo è quanto emergerebbe dagli studi revisionati dai ricercatori. Secondo quanto emerso da diversi esperimenti, sembrerebbe che restituire un senso di controllo e serenità ai soggetti che credono nelle teorie di complotto, comporterebbe conseguentemente una riduzione di tali credenze. Viceversa, gli atteggiamenti che ricordano a queste persone la loro impotenza non farebbero altro che peggiorare il loro mind-set. Un po’ come quando l’esperto di turno blasta i complottisti che si esprimono nel Web.


La tragedia insita nel cadere in questo vortice sta nel fatto che la credenza in questo genere di narrazioni non fa altro che cristallizzare il senso di impotenza e totale mancanza di controllo, portando gli individui al nichilismo e a non impegnarsi, né nel migliorare se stessi, né dando un contributo alla Società, minando quindi quella stessa autonomia di cui i credenti nelle teorie cospirative sarebbero carenti. È facile quindi che il guru complottista diventi il punto di riferimento principale di queste persone, divenendo quello stesso imbroglione da cui alcune di loro avrebbero voluto mettersi al riparo. 


Il plagio è sempre dietro l’angolo ed è piuttosto subdolo. I ricercatori citano un lavoro di Douglas e Sutton del 2008, dove durante un esperimento delle persone venivano persuase da argomentazioni complottiste. Queste interrogate in un secondo momento, non avevano cognizione del fatto che il loro pensiero era cambiato. 


Bisogni sociali


Le teorie cospirative appagano anche il bisogno di costruire una immagine positiva di sé e del gruppo di appartenenza. Ogni fallimento personale o della propria squadra sarà quindi frutto degli agenti malevoli della cospirazione. All’origine di questo mind-set potrebbe esserci - come osservato in diversi studi - l’aver vissuto l’esperienza dell’ostracismo. Non è difficile trovare esempi di giornalisti, scrittori e personaggi dello spettacolo, che hanno sposato la credenza in diverse teorie di complotto dopo un periodo in cui hanno vissuto un danno di immagine per svariati motivi. 


Il giornalista sorpreso a pubblicare informazioni errate e per questo messo alla gogna, potrebbe finire per convincersi che tali errori fossero indizi di una verità alternativa, in cui sono incappati accidentalmente. Così le narrazioni cospirazioniste danno l’opportunità di riparare il proprio ego danneggiato. Va da sé che anche percepirsi come parte di un gruppo o etnia svantaggiato, può rendere suscettibili a cadere nel mind-set complottista. Concepire se stessi dalla parte dei perdenti porta a percepire l’esistenza di gruppi potenti da cui proteggersi e desiderare l’adesione a gruppi che rispecchiano questa percezione di sé. 


Similmente al lavoro di van Prooijen e van Vugt, anche qui troviamo l’identificazione di fattori come il narcisismo e l’ideazione paranoica; a questi i ricercatori aggiungono anche il narcisismo collettivo. Le teorie di complotto portano inoltre a sviluppare sentimenti di alienazione e anomia. Così l’individuo o il gruppo si isolano dagli altri, peggiorando o generando la situazione di inferiorità e impotenza percepiti.


Foto di copertina: viarami | Immagine di repertorio.